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Città del Vaticano – Fu soprattutto il cardinale Angelo Sodano, attuale decano del collegio cardinalizio e per anni Segretario di Stato, a bloccare sotto i pontificati di Giovanni Paolo II e di Papa Ratzinger, la pulizia ai vertici della Chiesa sugli abusi. Non solo per il caso di padre Maciel, fondatore dei Legionari di Cristo, un autentico criminale, ma anche per uno dei casi più scabrosi che sconvolsero l’Austria negli anni Duemila e che aveva come protagonista un cardinale pedofilo, Groer, che di fatto non fu mai sanzionato. Viste le proteste delle vittime in quegli anni, il Vaticano si limitò solo a chiedergli di fare vita ritirata in un monastero austriaco, ma senza mai toccargli lo status cardinalizio o mandarlo a processo.

Anzi. Quando morì nel 2003 a 83 anni, Papa Wojtyla, tramite il cardinale Sodano, inviò un bel telegramma di cordoglio per la morte di Groer alla Chiesa austriaca esprimendo ‘«tristezza» per la scomparsa di chi ha «dedicato la sua vita” a Dio, in fedelta al successore di Pietro».

A distanza di tanto tempo a ritirare fuori il ruolo di Sodano sul fronte della lotta alla pedofilia è stato il cardinale di Vienna Schönborn che, durante una lezione ad una università, ha raccontato che durante una sua visita a Roma, ebbe uno scontro con Sodano, il quale gli disse di non credere alle vittime e alle loro accuse.

A ritirare fuori l’episodio è Askanews. Un retroscena noto ma sempre coperto da una fitte coltre di silenzio e imbarazzi. Mancavano i dettagli. Pensare che dopo lo scontro tra Sodano e Schönborn, quest’ultimo fu anche costretto a scusarsi per avere criticato il cardinale.

 

In una lectio tenuta alla università di Vienna, il porporato ha svelato i dettagli di quella vicenda. Schönborn fu contattato dalle vittime di pedofilia del cardinale Groer già nel 1995, ascoltò le loro testimonianze, e fu «traumatico scoprire quanto l’abuso sessuale del clero fosse legato con il sacramento della Riconciliazione e scoprire che spesso inizia nel confessionale». Dopo alcune ricerche giunse alla conclusione che quello che le vittime gli avevano detto era vero . Così a marzo del 1998, Schönborn ed altri tre vescovi austriaci dichiararono pubblicamente che erano arrivati alla «certezza morale» che le accuse contro Groer erano «sostanzialmente corrette». Cosa che poi ribadirono anche nel rapporto preparato per il Papa, ma un vescovo, Kurt Krenn di Sankt Poelten, strenuo sostenitore di Groer (e poi finito anch’esso sotto accusa per avere insabbiato casi di abusi), attaccò i suoi confratelli vescovi di mentire e di avere preparato una trappola.

«Il cardinale Sodano mi disse in faccia: ‘Vittime? Questo è quello che dici tu!». Era il 2010, in pieno pontificato Ratzinger.

Poco tempo dopo il cardinale Sodano, in occasione di una messa in piazza san Pietro per le feste pasquali, prese la parola affermando che la Chiesa era sotto attacco e che le informazioni sugli abusi sessuali su minori erano solo «un chiacchiericcio». Come se le parole delle vittime fossero frutto di un pettegolezzo, un gossip, una bugia. La frase ebbe un effetto devastante anche negli Stati Uniti dove si era nel frattempo scoperchiato il problema degli abusi sessuali, della pedofilia grazie alla inchiesta del Boston Globe.

Per Schönborn si trattava, invece, di una «pesante offesa per le vittime» e così, due mesi dopo, fu ricevuto da Benedetto XVI al quale manifestò dolore per le interpretazioni fuorvianti di Sodano a proposito del famoso «chiacchiericcio». Groer era già sotto terra da tempo e le vittime aspettavano ancora delle scuse. Seguì una udienza drammatica a porte chiuse alla quale presero parte anche Sodano e l’allora Segretario di Stato, Tarcisio Bertone.

Alcune persone in Vaticano mentirono» ha ricordato ora Schönborn. Hanno umiliato le vittime per proteggere la Chiesa, «ma la Chiesa è meglio servita quando la verità è rivelata. ‘La verità vi renderà liberi dice il Vangelo’».

Fonte : www.ilmessaggero.it

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